venerdì 4 settembre 2015

True Bughective

"Ma la sigla di True Detective, Antò: originalissima! Mai vista!"
"A te t piac semp Giggidalessio, eh?"

lunedì 20 ottobre 2014

lunedì 13 ottobre 2014

Tutto il calcio patuto per patuto*

*il titolo è un chiaro riferimento a una vecchia trasmissione televisiva** di cui, per introdurre al meglio il concetto di calcio, mi ricordo solo il nome.

Io di calcio non ne capisco molto.
Nel senso: ne conosco bene le regole, sono simpatizzante del Napoli e ho seguito, grazie a mio cognato, decine di partite quando tale squadra non verteva in condizioni rassicuranti.
Tutto sommato, posso dire che è uno sport che mi annoia e che non mi ha mai appassionato nemmeno dal punto di vista pratico: poche volte ho giocato a calcio/calcetto/calciotto in vita mia e quelle volte mi sono bastate per continuare a stare, al massimo, sugli spalti a fare bordello.
Ciò nonostante, ascolto con piacere chi mi racconta di fatti interessanti riguardo la passione più grande degli italiani (se non si conta quella di andare a trans). Soprattutto quando questo qualcuno sa mettere da parte la fede calcistica e oggettivamente mi sa delineare al meglio le gesta o gli scuorni di ogni singolo giocatore.
Stanotte, pur stando sveglio per miracolo dopo una giornata di lavoro massacrante, ho chiacchierato del più e del meno con un caro amico, e sono rimasto affascinato quando, con un amore per i dettagli tipico solo di chi davvero ci tiene all'argomento, mi ha narrato di una faccia del mondo del calcio che non conoscevo benissimo. Anzi, ottenebrato dai soliti gossip di giocatori sopravvalutati che si sputtanano i soldi degli sponsor a puttane e bamba e/o che si contendono la stessa mignotta con relativo carico di foto su Instagram di corna e bicorna, facevo fatica a credere che ci fosse un'altra faccia, più romantica, del calcio. Senza contare ciò che mi fa cadere di più la uallera: la violenza, verbale e fisica, di coloro i quali si autoproclamano "veri tifosi" e, allo stesso modo, non ricordano perché si debbano pigliare a mazzate con i tifosi della squadra opposta. Ma, come dicevano i romantici in camicia nera di un tempo, "nel dubbio, ména".
Mi ha parlato di giocatori che oltre i quaranta coltivano ancora la propria passione, del calcio minore di quelli che la mattina vanno a fravecare e la sera vanno ad allenarsi per giocare nel weekend in serie z e sono felici, di altri che hanno avuto il loro momento di gloria in Serie A e ne hanno fatto tesoro per insegnare agli altri come NON si gioca, per sopravvivere. E tanto, tanto, tanto altro che sarebbe un peccato riscrivere perché sminuirei la sua passione nel raccontarmi e la mia fascinazione nell'ascotarlo.
Poi, mi ha inviato questo video: Ugo Russo e la sua ultima radiocronaca.

Il nome non l'ho riconosciuto, la voce sì. E per uno che non segue il calcio significa molto.
Significa che quest'uomo, in un modo o nell'altro, ha fatto parte della storia. Quella bella.
E sentirlo commuoversi per la sua ultima apparizione radiofonica, significa che i gradi della sua carriera sono stati onorati da lui stesso.

Sia chiaro, lungi da me dal diventare massimo conoscitore (non riuscirei mai ad emulare gli Esperti con i loro anni e anni di studi su Fantagazzetta e sulle chiacchiere sentite al bar, p'ammor'e ddio), ma questi sono quei fatti che ti fanno ben sperare che un giorno, spero non molto lontano, uno con la maglia azzurra possa sedere accanto a quello con la sciarpa giallorossa, discutendo a braccetto.

**per dire che mi ricordavo un cazzo per un altro, l'amico citato nel post mi ha fatto notare che la trasmissione che dà titolo al mio post era radiofonica, non televisiva. E non adoVi?

venerdì 3 ottobre 2014

Ammettere.

Una tantum, per il proprio fegato (nominando il quale intendo "tranquillità + un pezzetto di parte corporea fisica che, a seconda dell'individuo, può essere anche o il cuore o lo stomaco") è conveniente fare mente locale, pur fermandosi bell'e bbuono nel bel mezzo della strada (a piedi, magari, perché se lo fai in auto sulla tangenziale arrivare al C.T.O. senza passare per il via è un attimo).
Oltre al fegato, che magari ti si inizia ad irrancidire in maniera così subdola da accorgertene solo quando iniziano a chiederti se ti hanno preso nel cast del film dei Simpson non tanto per la bravura recitativa ma per la tonalità dell'epidermide, sarebbe opportuno fare ciò anche per la testa, ovvero per il raziocinio frammisto allo spirito di fare.
Come si può notare, per me i concetti di "fegato" e "testa" sono più che collaterali.
Quindi, dicevo, è quasi necessario passare in rassegna ciò che si sta facendo.
Sia chiaro, qua non si insegna nulla a nessuno. Ma, vai vedendo, quella volta che ho aperto bocca, e l'ho fatto così sinceramente da rendermi di primo acchito brutale, è servito a qualcuno.
Io mo faccio mente locale, e devo quindi ammettere.
1) Ammettere le mie debolezze, che sono tante, sulle quali spesso ci ho marciato perché la sicurezza di non mettersi in gioco è sempre meglio del sobbarcarsi le conseguenze di un gesto, seppur piccolo.
Da criaturo, per esempio, me ne stavo lì a osservare il mondo, cercando di non seminare l'universo di variabili per non sfottere la mazzarella alla Teoria del Caos. E non era pigrizia, era troppa diplomazia. Con quel pizzico di ignavia ripulito dalla voglia di stare col più forte: anzi, era meglio usare le proprie forze per riequilibrare l'intero universo (il quale all'epoca non andava oltre il Bivio di Mugnano e Marano). E senza dimenticare una spolveratina di paura delle critiche altrui.
2) Ammettere che finché si hanno le risorse, perdere tempo viene facile. Il secondo anno dell'università l'ho passato a sfogare gli istinti più baccanali. Ovviamente, andando in culo ai corsi che dovevo seguire e agli esami che dovevo sostenere. Tanto, inconsciamente, pensavo che le tasse si sarebbero pagate da sole (quindi andavo in culo anche ai miei). Poi, per mantenermi gli studi, arrivò il momento di cercarmi un lavoro più stabile (sia chiaro, ho sempre lavorato, ma lì ero arrivato a vendermi le carte rare di Magic) e al primo bollettino di pagamento si creò economicamente parlando un palo di frassino nell'ano che mi mise voglia di fare improvvisa e salutare.
3) Ammettere che è più facile criticare che migliorare. Sto scrivendo su internet, e per fare un esempio affine mi balzano all'occhio una decina di utenti Youtube che si sono inventati (o hanno prontamente rubato a pié mani) un mestiere, sfruttando l'occhio di una telecamerina e delle idee anche banalotte che vengono comunque pagate per buone.
Oppure, ricordando un botta e risposta scambiato col buon A. Iannone, posso parlare della scrittura, dove gente che alle medie scriveva i temi di italiano imbruscinando il cazzo, intingendolo prima nella merda, sulle spillette a righe, oggi si autoproclama "come il nuovo [inserire il cognome di un autore che si ama e che accostato al nome di un vostro conoscente che si comporta come grande artista la cosa vi fa salire il sangue ai capelli]".

Ma ammettere anche le proprie capacità e i propri successi, che per dimenticanza personale scaturita da uallera emozionale o per cattiveria altrui mascherata da "l'ho fatto per il tuo bene" uno tende a perdere di vista e affossare nelle montagnelle di sabbia del tempo.
1) Diplomazia? Paura delle critiche?
Per fare una frittata bisogna pur rompere qualche uovo, diceva il signor Tyler Durden, imprenditore di sé stesso (questa è buona, per chi ha visto almeno il film). Se il mio modo di fare dà così fastidio, io non mi posso mica schiattare in cuorpo? Non stiamo parlando di odio verso un paese che, dato tale odio, devo bombardarlo perché sennò sto male. Stiamo parlando di una mia inclinazione, una mia passione, un mio modo di fare, un mio lavoro, che riguarda me e me soltanto. Parenti, amici e conoscenti che possono in qualche modo sentirsi offesi conoscono la via d'uscita. Arrivederci. E se la cosa continua a darvi fastidio, buone cose. E' stato un piacere. Mo però jatevenne ca tengo che ffa.
In quanto alle critiche, ci saranno comunque. Hai voglia a dimostrarti capace e mosso dalle migliori intenzioni. Ci saranno sempre, tra parenti, amici e conoscenti (ci tengo a riportarli all'attenzione perché non c'è categoria di persone che è immune dal morbo della cacacazzìte) quelli che riterranno opportuno abbatterti il morale. Soprattutto quelli che articolano un costruttivo "mah..." e non ti dicono perché hanno dato aria alla bocca per donare al mondo la loro profonda analisi critica sull'operato altrui. Costruttivo quanto richiestissimo, tra l'altro.
In più solo se davanti a te hai una giuria (non plotone d'esecuzione, ho detto giuria: quindi hai scelto tu di metterti in gioco, non sei stato mica rapito) devi dimostrare il tuo talento. Agli altri non devi dimostrare un cazzo dorato e fritto.
2) Si ha tempo per fare? E perché non fare? Cos'è, aspetti che non avrai più tempo per fare nulla e dire "eh, però proprio mo che volevo mettermi a fare non ho più tempo". Ah, vero, sicuro... ma je te sputass 'n faccia. E se magari hai MENO TEMPO puoi sempre e comunque fare. Attenzione, ho detto MENO TEMPO, perché conosco personalmente almeno cinquanta persone (parlo di gente interessante) che nonostante figli neonati, genitori malati, lavori precari, mogli cornificatrici, animali impagliati, cazzi cacati e santi jastemmati non dicono mai NON HO TEMPO.
Ah, tu non hai proprio tempo? Vorresti fare, ma non hai tempo? Fai una prova spegnendo Facebook e poi mi dici.
3) Invece di criticare, datti da fare. Se pensi che puoi dare il tuo onesto contributo, perché non cimentarti? Se credi che puoi fare di meglio, perché non provare?
Ti va male, ti va male. Ma almeno ci hai provato.
Se poi non ci provi nemmeno, allora vuol dire che il tuo hobby preferito rimane il criticare a vanvera, come quei vecchi fuori ai circoli che trovano un colpevole random per le loro piccole disgrazie.
Però, vedi che quelli sono vecchi. Tu ancora devi nascere, un altro po'.

Come ho detto all'inizio, qua non si insegna nulla a nessuno.
Ma a me posso farlo. Anzi, devo.
E questo è un monito per me.
Perché ho deciso di, come si suol dire, circondarmi di cose belle. E se queste non ci sono, me le vado a cercare o me le creo da me.
Se poi questo mio sfogo può risultare terapeutico per chi, come me, ha avuto un attimo di sbandamento, glielo dedico con piacere. Abbracceme, puttà.

PS: No, non sono incinta. Per una volta tanto che parlo serio...

martedì 23 settembre 2014

Dedicato agli Homebrewers. Soprattutto a quelli di merda.

(PREMESSA: QUESTO POST NASCE DA UN COMMENTO CHE HO LASCIATO SU "IL FORUM DELLA BIRRA"
MA, COME SPECIFICO ALL'INIZIO DELLO STESSO COMMENTO, SI PUO' SOSTITUIRE "HOMEBREWERS" CON QUALSIASI ALTRA CATEGORIA DI PERSONE CHE SI FA DA SOLA, MOLTE VOLTE MIGLIORANDONE LA QUALITA', PRODOTTI DO-IT-YOURSELF)


L'homebrewing, come tutte le cose fai-da-te o diy (per gli anglofoni) è una soddisfazione personale inenarrabile.

Capire i meccanismi, il "come è fatto?", è cosa affascinante e cercare di riprodurli è come giocare a fare dio, come si direbbe nell'ambito scrittorio.
Sono accomunati scienziati, letterati, braccianti, liberi pensatori e fancazzisti. E questa cosa io, personalmente, la amo molto.
Un tempo si utilizzavano i manuali cartacei, e quello che si produceva era sorbito da parenti stretti e amici vicini.
Oggigiorno, con l'avvento della Rete, è possibile carpire informazioni nell'immediato e, allo stesso modo, mostrare i propri risultati a chiunque, soprattutto grazie ai social network.
Sono state create così comunità, forum e quant'altro in cui la gente:
- chiede delucidazioni;
- mostra il proprio operato;
- sfoga la propria creatività.
E internet, come tutte le cose democratiche, ha dato spazio anche a chi meriterebbe semplicemente gli sputi lanciati con veemenza dal V piano di un palazzo.


- chiede delucidazioni:

Ci si lamenta che Tizio ha seguito una ricetta senza i dettami classici dello stile. E quindi gli si impone (non c'è lemma più azzeccato) come fare la birra in tale stile, senza che Tizio abbia chiesto aiuto a nessuno. Mi si può venire a dire che in un forum ci si iscrive per condividere la propria passione. Appunto, Tizio sta condividendo. Se chiede aiuto, ci si affanna a darglielo. Fino ad allora, ci si può pure limitare a non calcolarlo affatto. E, secondo il mio modesto quanto inutile avviso, ci si deve limitare in questo.

Oppure Caio, in punta di piedi, ha elemosinato ai Grandi Espertoni Birrai informazioni riguardo la temperatura ottimale del fondo del fermentatore dove andranno ad adagiarsi i lieviti una volta esausti dal tanto lavoro.
Essi, i Grandi, chiederanno (e fateci caso se non è così) con disprezzo "ma hai usato un kit?". Alla risposta affermativa, Essi, gli Espertoni (dimenticando che anche loro, eoni ed eoni fa, sono pur partiti da qualcosa di più terra-terra, prima di diventare Custodi del Sapere Assoluto), derideranno senza veli (e fateci caso se non è così - parte 2) il povero niubbo domozimurgo che abbandonerà per sempre quest'arte e si dedicherà a causa loro, che ne so, all'eutanasia spirituale.


- mostra il proprio operato:

Anche qui, se Sempronio ha chiesto lumi, ben venga l'elargire documentazione e consigli vari. E, mi rivolgo agli Espertoni di cui sopra, non storcete il naso se inizialmente OG ed FG non sono stati cacati nemmeno di striscio sulle cuciture delle mutande. I tecnicismi, spesso, all'inizio, soltanto per ignoranza dell'operatore non vengono considerati.

Se Tom, contrariamente, ha deciso di mettere a fermentare orzo e, per esempio, umori vaginali, ed egli se ne vanta altamente della cosa e non chiede assolutamente aiuti alcuni, potete sempre dirgli "t'o bbiv tu 'e zitet!", limitandovi a ciò.


- sfoga la propria creatività:

Che dire, qui?
Dick segue lo stile a tutti i costi, riuscendoci? Ben fatto.
Harry si impone "ad minchiam", con successo? Chapeau.
Persino nella poesia, qualche volta, le rime sciolte risultano più intense del Dolce Stil Novo.

La verità è che siamo esseri umani, e in quanto tali dobbiamo giudicare. Anche io, in questo commento scritto durante una sessione ardua di defecazione (e forse per questo impregnata di aggressività e, ovviamente, fieto), sto giudicando le varie categorie di homebrewers, generalizzando sui più fetenti i quali mi sia capitato (poco, devo essere onesto) conoscere.
Ma lo faccio con sincerità, senza andare nell'ano di nessuno.

Questa estate ho provato delle birre di un birrificio artigianale di Palinuro. Ero eccitato all'idea di farne incetta. Ho comprato un campionario variegato, e ne sono rimasto delusissimo. Avevo già il cursore Word pronto per farne una recensione, ma se devo recensire cose che non mi sono piaciute, non lo faccio. La verità è che la vita è troppo breve per perdere tempo a giudicare le cose brutte.
Per le cose belle, ti viene spontaneo parlarne. E ti fa pure piacere. E chi ti legge, vede, ascolta, capisce che stai comunicando solo positività. Altrimenti, è teatro da parrocchietta.

In tutto 'sto papiello, cosa voglio dire? Solo un paio di consigli, ma chiesti con il cuore in mano.
Abbiate rispetto nei confronti di chi sta timidamente mettendo mano, e lasciate stare chi vuole gradassare sulle proprie produzioni. Basta questo, e hai voglia a creare communities serie.

Tanto, chi vuole partecipare ai concorsi di birra con le schifezze (se i concorsi sono tenuti da gente esperta, è ovvio), se ne andrà con una mano avanti e una indietro; i meritevoli verranno premiati.

Per piacere.

giovedì 11 settembre 2014

Pensieri "'a Spicc": vié, vié, bbuò, bbuò...

"Napoli: le strisce blu sono illegali. Niente più multe per chi non paga il parcheggio."

Per chi non paga il parcheggiatore abusivo, invece, si sta ancora decidendo se forare le ruote davanti o quelle di dietro.